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Sono stato assalito da una insana vena nostalgica proveniente dagli anni ’80. Non inizierò a raccontare i soliti stereotipi e decantare la vita non digitale raccontando delle cabine telefoniche, dei gettoni, dei piccioni viaggiatori, delle partite nei campetti del prete, di Holly e Benji e di Giorgie che corre felice su un prato. Di questo ne parlo e ne parlate già abbastanza nei bar.

Stavo facendo una riflessione più digitalmente profonda. Stavo pensando che tutti quelli che come me sono nati negli anni ’70, oltre ad essere non nativi digitali, sono anche i primi ad avere sperimentato la trasformazione digitale. Per noi 70’s la sfida al mondo digital è stata la prima battaglia che abbiamo affrontato appena usciti dalla scuola. Molti di noi sono sopravvissuti e ne hanno fatto una bandiera di orgoglio, ma altri sono inciampati ed hanno dovuto con gli anni scoprire uno spirito di adattamento necessario. Da questa base di partenza, ho individuato alcuni motivi per cui noi no-digital siamo stati i primi a capire il senso della trasformazione digitale.

Siamo cresciuti conoscendo la forza delle relazioni personali e da quelle siamo partiti. Quando ci siamo accorti che i mezzi di comunicazione digitale erano un acceleratore delle nostre soft skills ne abbiamo subito approfittato, affinando la nostra predisposizione al team working.

Abbiamo testimoniato l’evoluzione tecnologica facendoci coinvolgere ed appassionandoci alla tecnologia prima che al suo indispensabile uso. Poi ne abbiamo capito le potenzialità e l’abbiamo sperimentata per primi, facendo da cavie e creando nuove soluzioni per le nostre esigenze.

La prima legge della termodinamica ci insegna che “nulla si crea, nulla si distrugge ma tutto si trasforma”. Per primi abbiamo capito che nel digitale non vale così: tutto nasce e tutto muore se non si evolve. Noi 70’s abbiamo avuto l’onore e l’onere di essere i primi evolutivi digitali.

Il nostro darwiniano senso di sopravvivenza ci ha portato ad essere i primi creatori dei nuovi modelli di business che si fondavano sul digitale ed a trasformarli successivamente per migliorarli, in una sorta di evoluzione continua.

Ma non voglio decantare che la mia generazione è la migliore, anzi… Le generazioni successive sono cresciute in un ambiente digitale più evoluto, con una maggiore disponibilità di strumenti di comunicazione, e sono pronte alle evoluzioni che si susseguono. Senza contare della freschezza anagrafica che è un loro valore aggiunto.

Quindi chiudo con un messaggio per i 70’s: non guardate indietro ai nostalgici anni no-digital ma continuate ad evolvervi e fate della vostra esperienza la più importante soft skill che possedete.

“Be Digital, be Transformer, be Human!”