Ammetto che all’inizio della pandemia ero convinto che fermarsi avrebbe portato dei benefici soprattutto nei rapporti interpersonali. Mi ero illuso che un nuovo senso di comunità potesse diffondersi nel nostro paese, partendo dai piccoli centri fino a conquistare le grandi città.

Non sono stato l’unico a pensarlo in quei giorni ed oggi sono in molti a pensare che la separazione e la lontananza faccia riscoprire il valore dei rapporti personali, del rispetto e del senso di comunità.

Pago la mia incoerenza con quanto sostenuto e, adesso, voglio andare controcorrente. Sto iniziando a convincermi che non sarà vero tutto quello che si sostiene: il post-pandemia ci faccia sentire più comunità, anzi… tutt’altro!

Ho provato a giocare su questo mio pensiero ed ho individuato quali potrebbero essere i 5 motivi per cui vivremo un peggioramento di noi stessi che si ripercuoterà anche sulla società.

Abbiamo la memoria corta.

Stiamo vivendo in una sorta di loop degno del protagonista del file che festeggiava il giorno della marmotta: ci svegliamo, ci districhiamo nella nostra quotidianità tra smartworking e famiglia, ci corichiamo ed il giorno dopo ricominciamo. Nonostante questa apparente lentezza, tutto continua andare veloce e non siamo immuni dal bombardamento mediatico a cui siamo sottoposti e che svuota e riempie il buffer della nostra memoria.

Non appena usciremo da questo loop, sono certo che dovremo correre più veloci. La sensazione di vuoto e di tempo perso ci farà sentire come una necessità il dovere accelerare per recuperare. Saremo travolti dalla smania di volere fare di più e ci dimenticheremo di quando pensavamo di andare piano. In breve tempo tutto sarà il ricordo di un viaggio, finito con il ritorno alla frenetica normalità.

Siamo perennemente scontenti.

Lavoravamo nei nostri uffici, raggiunti dopo la nostra dose di traffico, ed eravamo scontenti per non potere dedicare tempo alle nostre famiglie. Avevamo lavori che non ci piacevano e colleghi con cui non andavamo d’accordo. Passavamo le giornate a chiederci come sarebbe stata la nostra vita se non avessimo accettato quel lavoro e cosa avremmo potuto fare se avessimo avuto più tempo. C’era chi voleva dedicarsi ai propri hobby e c’era chi voleva semplicemente più tempo per godersi la famiglia.

Non abbiamo fatto i conti con la nostra mediocrità. Ci hanno chiesto di passare più tempo con le nostre famiglie e, contrariamente alle nostre aspettative, scopriamo quanto sia difficile la convivenza domestica. Abbiamo perso ogni punto di riferimento e non siamo riusciti sfruttare l’opportunità. Non abbiamo capito che la vera lezione da imparare era comprendere come accontentarsi. Per questa ragione torneremo ad essere più scontenti di prima, torneremo a non apprezzare i nostri lavori e saremo incavolati per non avere realizzato ciò che avremmo potuto realizzare per noi.

Siamo egoisti.

Essere egoisti è parte della natura umana e siamo inclini a pretendere, senza restituire o dare, dal prossimo e soprattutto dalle istituzioni. Infatti, mai come in questi giorni la frase di J.F.Kennedy può essere attuale: “Non chiederti cosa può fare il tuo paese per te, chiediti cosa puoi fare tu per il tuo paese”.

Abbiamo provato cosa significa avere delle restrizioni alle nostre libertà, abbiamo capito che non sopportiamo le regole, alcuni hanno dimostrato di non riuscire a rispettare il prossimo cercando continuamente di violare la legge ed abbiamo imparato che le valide interpretazioni sono solo quello che giocano a nostro favore.

Il win-win in cui tutti ci guadagnano non sarà nelle nostre corde, e cercheremo di essere protagonisti di un gioco a somma positiva, in cui l’unica vincita accettabile sarà avere di più di quello che avremo prima.

Siamo diffidenti e paranoici

La fiducia nel prossimo l’avevamo persa da molto tempo. La nostra società era già inquinata dai sentimenti negativi come la diffidenza ed il sospetto uniti ad una paranoica condizione che sfociava in vera rissosità. Se questa era la condizione di partenza, come possiamo solo lontanamente immaginare che l’isolamento ed il distanziamento sociale ci abbia smosso la voglia di comunità?

Il bene prezioso della fiducia sarà concesso a centellinato. Queste imposizioni e queste nuove regole di socialità ci porteranno a giustificare la nostra diffidenza, diventando paranoici verso il prossimo, riducendo la nostra vita pubblica ed i contatti interpersonali. Sarà più facile continuare a nascondersi dietro un alter ego digitale da mostrare sui social, piuttosto che coltivare le più sane relazioni personali.

Non abbiamo rispetto

Nel perseguire un proprio obiettivo non sempre l’etica veniva considerata come parte integrante del proprio agire e spesso veniva sacrificata nel nome del profitto ad ogni costo. Fortunatamente negli ultimi anni alcuni paradigmi iniziavano a mettere al centro la persona; concetti come inclusività e sostenibilità cominciavano ad essere adottati come termini di uso comune.

Il “people first” verrà soppiantato dal “me first”. Egoismo, diffidenza e paranoia sono alcuni elementi sufficienti a non ritenere necessario il rispetto per il prossimo. Se è vero che impareremo a mantenere le distanze e indossare guanti e mascherine per non essere infettati, sarà molto probabile che nel nostro modo di pensare, lavorare e agire l’unica cosa che conta sarà il tornaconto individuale ignorando se stiamo o meno arrecando danno ad altri.

Quale sarà il prossimo scenario?

Non è facile dare un significato a quello che stiamo vivendo per cui è anche complicato disegnare il nuovo scenario e prevedere come ci comporteremo da qui a qualche settimana. Per certo, la nostra libertà è stata in qualche modo violata e non lo abbiamo ancora del tutto somatizzato.

Forse non siamo consapevoli che il poco che pensavamo di avere era già nella definizione di superfluo e forse non lo capiremo mai. Per pretendere ed ottenere di più saremo disposti a mostrare il peggio di noi stessi. La nostra indisciplina sarà crescente e, al netto di un cambio improvviso di rotta di pensiero, non vedo altre alternative.

Saremo costretti a subire maggiori controlli che tracceranno le nostre abitudini e cercheranno di insegnarci che le regole vanno rispettate. Se saremo fortunati avremo tutti la nostra libertà vigilata.

“The circle” is coming!