Desiderio di normalità o bisogno di cambiamento? Siamo in un limbo che ci induce a guardare verso due poli coinvolti in una contrapposizione ed in una lotta che fa della resistenza il proprio credo.

Possiamo definirci come dei reduci che hanno trascorso settimane ad attendere il via libera per il rientro alla quotidianità. Non nascondiamo che bramavamo di riprendere a rispondere in modo autonomo ed automatico agli stimoli cui eravamo abituati.

Invece ci siamo ritrovati in un contesto diverso in cui emerge in modo netto, perentorio e prevaricante, un bisogno di cambiare che si oppone al desiderio di ritrovare tutto come lo avevamo lasciato.

Contestualizzando al modo delle imprese, si tratta di un vero e proprio bisogno perché si avverte la diffusione della percezione di mancanza di elementi che favorirebbero la ripresa. Si sta insinuando la consapevolezza che queste carenze sono soprattutto organizzative ed impediscono la reazione alla crisi da domanda cui stiamo per andare incontro.

Da un punto di vista teorico, le imprese che riescono ad adattarsi più velocemente al contesto, turbolento ed in continua evoluzione, sono anche quelle che ottengono i risultati migliori. Il raggiungimento della coerenza tra le variabili interne (struttura, processi, persone, comportamento organizzativo, strategia) e l’esterno (mercato) è un equilibrio che consente all’impresa di operare con il corretto orientamento ai risultati. (Teoria Contingente – Star Model Galbraith).

Quello che emerge da questa considerazione è che il fattore umano è determinante per la riuscita o meno del cambiamento. Prima di approcciare il cambiamento è quindi necessario creare e diffondere una cultura tale da ridurre la resistenza e minimizzare il rischio di fallimento. Per questo motivo le aziende devono iniziare dalla diffusione pervasiva del giusto mindset che permetta al cambiamento di permeare attraverso le latenti ed inevitabili resistenze.

Se consideriamo un processo di Change Management, possiamo considerare molteplici skills che lo possono supportare, tuttavia ne possiamo individuare alcune che sono, a mio avviso, indispensabili. Vediamo quali sono.

Team working

Si sa che “l’unione fa la forza” ma nei team di lavoro in azienda non sempre è così e spesso si deve gestire chi intende preservare la propria posizione ponendo resistenza. Occorre sapere condividere gli obiettivi e trasferire la cultura per cui “fare squadra” significa anche valorizzare le capacità del singolo che, a sua volta, può migliorare apprendendo dai colleghi.

Flessibilità Cognitiva

In altre parole, significa possedere elasticità mentale tale da permettere di essere capaci di sapere usare regole diverse in contesti diversi. Chi possiede questa caratteristica è un individuo che sa adattarsi rapidamente, sa tollerare i cambiamenti ed è in grado di relazionarsi considerando i valori degli altri basandosi sul rispetto della diversità di pensiero.

Intelligenza Emotiva

La sua definizione è stata formulata dallo psicologo Daniel Goleman e consiste nella capacità di riconoscere i propri sentimenti e quelli degli altri e di sapere gestire le emozioni in modo efficace. Un ambiente di lavoro emotional-friendly è più produttivo, ragione per cui la gestione delle emozioni e delle relazioni gioca un ruolo importante soprattutto in contesti mutevoli.

Autoconsapevolezza

Secondo Daniel Goleman è alla base dell’Intelligenza Emotiva, ma può essere estesa alla capacità di riconoscere i nostri punti di forza ed i punti di debolezza che potrebbero impedirci di perseguire gli obiettivi. Da questa assunzione si può ridefinire questa attitudine come la capacità di fare empowerment, ovvero riconoscere quali sono le nuove abilità o competenze di cui si ha bisogno ed individuare la strada per svilupparle.

Resilienza

Si tratta di termine che indica l’attitudine di un oggetto a riprendere l’aspetto originale dopo avere subito una deformazione. Calandoci nella realtà di una azienda la resilienza al cambiamento è la capacità di adattarsi al nuovo contesto analizzando la situazione e individuando le risposte partendo dalla propria esperienza personale.

Problem Solving

Forse è la più complessa delle e la più tecnica tra le funzioni cognitive descritte e consiste nell’abilità di trovare una soluzione a qualsiasi problema. Occorre possedere conoscenza delle tecniche e delle metodologie necessarie per analizzare la situazione e raggiungere l’obiettivo di formulare una strategia per risolvere il problema. Un problem solver possiede la capacità di cambiare prospettiva ed osservando diversamente riesce ad ottenere una visione più ampia.

​Queste sono solo alcune delle soft skills che costituiscono un mindset adeguato ad affrontare un cambiamento. In particolare, negli ecosistemi aziendali avremo progetti di Digital Transformation e Change Management andranno avanti di pari passo ed il loro successo sarà strettamente legato alle persone ed alla loro capacità di adattarsi.

Personalmente, vedo questo scenario ricco di opportunità che possono permettere alle persone di esprimersi in modo diverso e maggiormente appagante. C’è un sottile vantaggio in tutto ciò. Anche le “soft skills”, come le hard skills (il “saper fare”) possono essere acquisite attraverso lo studio, l’allenamento ed il raggiungimento di una migliore conoscenza di noi stessi. Un day-by-day strutturato ed organizzato che ponga le persone al centro di un processo di apprendimento e coinvolgimento, può comportare benefici non solo in termini di produttività ma anche di sviluppo umano.

C’è una morale profonda in questo vento di cambiamento:

se vogliamo sviluppare qualcosa di nuovo in noi, dobbiamo ripartire dall’inizio e tornare studenti.