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Proviamo a fare un gioco ed immaginiamo di fare delle interviste prendendo delle persone  a caso nate tra generazioni diverse. Supponiamo di incontrare dei Millennials e chiedere di darci la definizione di digitalizzazione. Sono certo che la maggior parte di loro, essendo i primi nativi digitali, saprebbe dare una discreta definizione e fornirebbe una serie di esempi a supporto della loro tesi.

Prendiamo ora l’esempio di incontrare degli appartenenti alla Generazione Z, la prima generazione mobile-first della storia, e ripetere la stessa intervista. Questi me li immagino che estraggano lo smartphone dalla loro tasca, si colleghino a wikipedia, e citino testualmente quanto riportato:

digitalizzazione è il processo di conversione che, applicato alla misurazione di un fenomeno fisico, ne determina il passaggio dal campo dei valori continui a quello dei valori discreti . Tale processo viene oggi comunemente sintetizzato nei termini di passaggio dall’analogico al digitale“.

Immagino inoltre che saprebbero raccontare quante e quali App sono nel loro smartphone, descrivendone utilità ed inutilità, declamando l’importanza di essere sempre e costantemente connessi ed avere il mondo a portata di mano. Infatti uno studio del GlobalWebIndex mostra che il 97% degli appartenenti alla Generazione Z possiede uno smartphone e che per 7 utenti su 10 questo rappresenta il mezzo prediletto per collegarsi a Internet.

Ma siamo sicuri che chi è nato digitalizzato (Generazione Z e Millennials) conosca il significato intrinseco di digitalizzazione?

Proviamo ad andare oltre l’interpretazione scientifica ed immaginare di cercare di farci raccontare la differenza tra analogico e digitale. Ovviamente i Millennials partirebbero favoriti ma non saprei dire se con tutto il bombardamento hi-tech che hanno subito nel corso della loro vita siano in grado di percepire l’essenza di cosa è realmente analogico e cosa è realmente digitale. Ed eccoci al punto cruciale in cui la comprensione del passaggio dall’analogico al digitale diventa la chiave della comprensione del senso della digitalizzazione.

Come primo passaggio “ufficiale” della mia disquisizione sulla digitalizzazione vorrei soffermarmi su questo assunto: comprendere la differenza tra quello che è analogico e quello che è digitale senza volermi imbattere in noiose teorie della conversione analogico-digitale e la relativa modellazione matematica (ho già dato all’Università ed ammetto che è stato uno dei corsi più affascinanti) ma osservando il tutto da un diverso punto di vista.

Cosa possiamo definire analogico?
La nostra vita, approcciando in modo filosofico, è analogica. I nostri pensieri sono analogici. A questa si aggiungono tutti i segnali e le sensazioni che ci stanno intorno e che non vengono distorte. Tutto quello che è fisico e che viviamo, sentiamo, vediamo, annusiamo, percepiamo e così via, senza l’utilizzo di nessuno degli oggetti tecnologici a cui siamo abituati è analogico. Il caldo ed il freddo, la luce ed il buio, l’alba ed il tramonto, la brezza che irrita gli occhi mentre li osserviamo è analogico. Uscire di casa per incontrare le persone e soddisfare la necessità di comunicare ed avere delle amicizie, costruire relazioni, divertirsi, annoiarsi, per poi provare un senso di sicurezza al ritorno, è una attività analogica.

Cosa possiamo definire digitale?
Tutto quello che è rappresentabile in termini discreti. Ad esempio, iniziando da una cosa semplice, una fotografia digitale è la traduzione in un formato discreto di ciò che abbiamo visto in un determinato momento. Sarebbe troppo banale fermarci ad una definizione come questa, quindi proviamo a guardare oltre. I social media sono uno strumento digitale che nascono dall’esigenza di avere tanti contatti concentrati in unico punto per averli tutti vicini e sotto controllo, o almeno avere l’illusione che sia così. Una App che ti permette di “fare” o “avere” qualcosa (ordinare del cibo, comprare del materiale, giocare, scambiare messaggi o foto, etc…) soddisfa un bisogno che nasce dalla quotidianità. Scrivere questo articolo è in realtà la trasformazione di una azione analogica (le mie dita che battono sui tasti) in un qualcosa di digitale (le parole che appaiono sullo schermo).

Da queste considerazioni emerge che la mia definizione di digitalizzazione è qualcosa di più ampio ed è ben diversa da quanto riportano i libri di testo e la stessa Wikipedia e non si limita a considerare la sola conversione di una misurazione di un fenomeno fisico in numeri discreti. In conclusione vorrei estrapolare da questo ragionamento la mia definizione di digitalizzazione, ovvero la trasformazione di una nostra esigenza, sia in senso lato che in senso stretto, in qualcosa che è soddisfabile attraverso gli strumenti che la tecnologia ci mette a disposizione.

Digitalizzare è Trasformare ed ecco perché si parla di Digital Transformation.