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Leggevo oggi l’intervista a Richard Blanford, founder di Fordway, azienda specializzata in infrastrutture IT Cloud. Nata nel 2008 e colpita dalla recessione, per poter sopravvivere ha dovuto reinventarsi, utilizzando le skills presenti in azienda per creare nuovi servizi a valore aggiunto. Un esempio reale di come l’innovazione ha aiutato un’azienda nel differenziarsi sul mercato.

Parla prima di come al giorno d’oggi in azienda si è portati a un modo di pensare perfezionista, in cui si viene sgridati e ripresi quando si sbaglia. Giusto, ma negli anni questo comportamento ci porta a non tollerare l’errore e a chiudere la nostra mente a nuove possibilità di miglioramento. Ripensavo al mio lavoro e quanto questo concetto sia vero: i processi sono sempre quelli e l’errore non deve capitare, a costo di creare inefficienza perché magari con un occhio attendo si potrebbe introdurre una modifica e migliorare il processo stesso, riducendo così la possibilità di sbagliare. Essere critici e avere una mentalità più aperta possono essere sufficienti per introdurre anche piccole soluzioni incrementali, ma più efficienti.

Richard continua poi sostenendo che in caso di sviluppo di nuovi prodotti o servizi occorre “experiment often and fail fast“, mettendo quindi in conto come il fallimento sia una fase probabile di cui occorre capire il motivo e da cui proseguire. Un cambiamento continuo ma soprattutto veloce, che porti a un prodotto finito in poco tempo e che sia appetibile al mercato. Sono proprio questi due i punti chiave dell’innovazione: cambiamento e velocità. Due elementi inscindibili della catena, perché innovare non è implementare un progetto a tempo determinato, ma una continua evoluzione nel tempo, in cui si valutano più opzioni tenendo sempre conto della strategia aziendale, altrimenti come diceva Totò “chi si ferma è perduto“.