“Otium”: svuotare la mente libera la creatività

da | 5 Ott, 18 | Innovazione e Strategia

In un altro post dicevo che le idee imperfette sono le migliori perché lasciano spazio alla fantasia e spingono a ricercare ulteriormente. Oggi però vorrei raccontare dove, secondo il mio punto di vista, nascono le idee. Premessa: non ho frequentato studi classici per cui perdonatemi qualsiasi citazione errata.

Con un mio collega di ufficio (King G.) spesso scherzavamo sull’otium decantato dai romani, ovvero della necessità di staccare completamente e ritagliarsi del tempo di qualità per riordinare se stessi. Il volere fare tutto “just-in-time” è controproducente, stressante ed ostacola la creatività. Quante volte difronte alla necessità di trovare una soluzione ci siamo messi a guardare il monitor, la tastiera o un foglio bianco, e sentire che la testa distaccata da noi? Quanto volte cocciutamente abbiamo perseverato nel cercare di “venirne fuori” a tutti i costi? Ecco l’errore: il perseverare. Ci possono essere le scadenze, le contingenze, le urgenze, etc… ma non può e non deve essere la regola.

Mettiamoci nella necessità di dovere risolvere un problema e nella malaugurata situazione di non riuscirci nonostante il perseverare. Qual è la soluzione? Lasciare perdere. Se proprio non va, è meglio svuotare la mente e ripartire lasciando spazio a nuovi pensieri. Ecco che torna l’idea del tempo di qualità, necessario per fare pace con noi stessi e districare l’accumulo di pensieri che ci si annidano dentro.

Nell’antichità l’otium veniva considerato sempre in contrapposizione al negotium. Quest’ultimo indicava letteralmente gli affari commerciali e le varie occupazioni che ogni cittadino svolgeva per il bene della sua città. Per ozio si intendeva tutto ciò che era lontano dall’attività pubblica. L’otium era la cura di sé e della propria saggezza, che passava per la contemplazione e lo studio. In questo senso fu considerato da molti il padre della filosofia.

Lo dicevano i romani e lo sostengo anch’io: spegnere il cervello aiuta ad accendere la fantasia. Il tempo di qualità è quel momento che dedichiamo a fare una cosa che ci riempie il cuore e svuota la mente. Dedicarsi ad un hobby, dedicare del tempo alla famiglia o agli amici, respirare l’aria di montagna, guardare le onde del mare, lasciarsi accarezzare dalla brezza del lago, ammirare un paesaggio dall’alto, la skyline delle nostre grandi città (a qualcuno piace). Sono tutte attività che portano solo benefici: generano i pensieri positivi e scaricano i negativi. In quel tempo di qualità magari spegniamo i cellulari (digital detox), isoliamoci dal mondo per un attimo e cerchiamo di stare lontani dall’attività pubblica. In definitiva cerchiamo il modo di curare noi stessi e riprenderci la nostra saggezza.

Rinfrancati e ricaricati di nuova saggezza, potremo ritornare ad affrontare quel problema che non sapevamo risolvere. Questa è la condizione migliore: la nostra piccola scatola è libera da ostruzioni autoimposte e possiamo utilizzare quello spazio per buttarci dentro delle idee che possono quindi essere ponderate. Questo è il primo passo per liberare creatività, essere sereni ed avere una visione libera da ostacoli.

Prima di pensare fuori dagli schemi, suggerisco di uscire dagli schemi della routine. Un piccolo passo di lato ed un piccola pausa aiutano poi a vedere le cose da un’altra angolazione, come Robin Williams ne L’attimo fuggente. La logorante routine in cui cadiamo testardamente è uno dei nostri nemici ed interromperla è una cura che va seguita con continuità. 

Se pensi che l’avventura sia pericolosa, prova la routine. È letale.
(Paulo Coelho).

Alla fine siamo noi stessi che ci rifugiamo nella vorticosa routine che ci travolge, ci impedisce di essere lucidi e non ci permette di individuare la medicina: una semplice pausa.

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